a cura di Rita Serra

Ciao Riccardo, da dove arrivi e a quale lunghezza parteciperai?
Vengo da Modena e parteciperei alla 450 km con una mountain bike elettrica, ma un mio amico, anche lui modenese, sta cercando di convincermi a fare con lui la 250 km. Siamo ancora in discussione, sto cercando io di convincere lui a fare con me la 450 km. Insieme possiamo farcela!

Dal punto di vista ciclistico sei nato con l’ebike o eri un muscolare?
Ho iniziato a pedalare in mountain bike negli anni Ottanta, ero direttore tecnico della Marzocchi, la azienda produttrice di sospensioni, allora molto nota. Così, anche grazie al lavoro che facevo, ho avuto l’opportunità di avvicinarmi a questo mondo, erano i tempi in cui si vendevano le forcelle ammortizzate aftermarket, vale a dire che non erano montate di serie, l’utente le comprava a parte e le sostituiva alle forcelle rigide di primo equipaggiamento. Fa nostalgia rivedere le foto delle bici di quei tempi, eravamo veramente agli albori della mountain bike. Ho seguito diverse gare di campionato del mondo, sia cross-country che downhill, provando anche alcuni percorsi. Ricordo ancora la downhill di Mammoth Mountain, in California, la gara si chiamava Kamikaze, vi lascio immaginare il motivo. Scesi con una Cannondale e ne uscii vivo per miracolo, con una foratura in discesa a una velocità folle. Bei tempi.


Cosa ti ha spinto a passare all’ebike?

Ma non sono un elettrico puro! Uso spesso la bici da strada, ovviamente muscolare, con la quale percorro diverse migliaia di chilometri all’anno. Ho anche una Epic S-Works muscolare da cross-country, che uso di tanto in tanto quando esco con gli amici che ancora non si sono convertiti alla ebike. Ho scoperto l’ebike nel 2015, quando ho comprato una Haibike SDuro AllMtn RC con motore Yamaha, incuriosito dalle potenzialità che una ebike offriva. Mi si sono aperti nuovi orizzonti, particolarmente in termini di lunghezza del trail percorribile, divertimento e sicurezza nei tratti in discesa e possibilità di superare salite impervie.

Quindi, secondo te, quali sono le differenze maggiori tra ebike e muscolare, in generale e nello specifico nei trail?
L’ebike come l’intendo io è full, ha ruote grosse e ottime sospensioni, molto prestanti. Quindi è una bici di suo pesante, che rende la salita difficile e in certi tratti impossibile. Solitamente tengo un livello di assistenza del motore bassa, il minimo che mi serve per arrampicarmi su tutte le salite sui pedali, pur faticando. Serve comunque tecnica e l’assistenza del motore aiuta non soltanto per la potenza che aggiunge alla ruota, ma anche perché migliora molto la rotondità e quindi la trazione ne trae giovamento. Con l’ebike faccio quasi la stessa fatica che con la muscolare, però con la soddisfazione di stare sempre sui pedali e di arrampicarmi su salite tecniche e sconnesse, il che dà una grande soddisfazione. Inoltre posso percorrere molti più chilometri, allargando quindi gli orizzonti dei giri che posso fare.


Quali trail hai già fatto? Perché li hai scelti e cosa ti hanno lasciato?

Anche quando non esistevano le ebike amavo percorrere trail lunghi e difficili, tante volte sono stato in sella per otto o dieci ore consecutive, con soste molto brevi. Ho partecipato a diverse gare di mountain bike, comprese alcune marathon, tutte ovviamente con la muscolare. Negli ultimi anni ho scoperto i trail di più di un giorno, che mi hanno affascinato. Con l’ebike ho partecipato alle edizioni della Appennino Ultra Trail, a due edizioni della Garfagnana Epic e a due TranSardinia, sette giorni da Olbia a Cagliari, e ho portato a casa ricordi bellissimi. Mi piace la varietà dei percorsi, sempre comunque in montagna, e il fascino di seguire la traccia gps, dato che sono sempre stato appassionato di cartografia e uso il gps sulla bici dal 2000. Ma anche l’idea dell’autosufficienza e di doversi arrangiare, la possibilità di gestire il ritmo e quindi di fermarsi in un bel punto e di fraternizzare con gli altri partecipanti, cosa che ovviamente non succede in gara, i momenti di ritrovo lungo il percorso e alla sera.

Ci sono difficoltà specifiche nell’affrontare i trail in ebike?
La prima difficoltà è quella di gestire l’autonomia della batteria. Con l’esperienza e un minimo di consapevolezza del percorso e dell’altimetria, unite a una seconda batteria nello zaino, il problema è facilmente risolto, ovviamente con la ricarica serale delle batterie. La seconda difficoltà è nei tratti di portage estremo, in questo caso è essenziale essere almeno in due. Ultima difficoltà, che però va scomparendo, è quella di vincere la diffidenza e le critiche di chi non ha ancora capito lo spirito dell’ebike e ancora commenta “ti piace vincere facile”. Tanti di quelli che esprimevano quei commenti alcuni anni fa adesso sono passati all’ebike e ne apprezzano lo spirito, tanti altri, pur non avendo ancora fatto il passo, capiscono l’idea e fanno domande con sincera curiosità, sono ormai pochi quelli che ancora criticano a prescindere.

Oltre che per la TranSardinia hai pedalato altre volte in Sardegna?
Sono stato più di cento volte in Sardegna, posso dire di avere il mal di Sardegna. Da poco ho preso casa a Pula, per cui prevedo che in futuro, attrezzato di tutte le mie bici, calcherò molto spesso gli sterrati di uno dei luoghi più belli del mondo. È una terra che mi affascina, per il territorio, per la gente e per la cultura.

Così hai deciso di iscriverti a MyLand MTB NON STOP…
Adorando la Sardegna, amando andare in bici, in particolare in mountain bike, apprezzando i trail, appassionandomi nello scoprire posti nuovi, avendo il gusto dell’avventura… Non potevo mancare! Mi aspetto di divertirmi in compagnia di persone che condividono la mia passione, di conoscere ancora meglio la Sardegna, sfidando me stesso. Poi mi piace moltissimo il nome che avete dato alla manifestazione, è azzeccatissimo, anch’io sento un po’ la Sardegna come la mia terra!