di Amos Cardia

Era il 2015, la prima edizione di MyLand MTB NON STOP, che non si svolgeva in primavera, come ora, ma in inverno, nei primi giorni di marzo. Matteo Melis, di Cagliari, malgrado la giovane età aveva già accumulato tanti bei risultati nel campo delle lunghe distanze in mountain bike, a partire dalla imprevedibile vittoria da esordiente al NatuRaid Sardegna nel 2010*. Continuò la sua carriera nel mondo delle 24 h italiane su circuito, fino alle vittorie assolute, inaugurate con la 24 h di Capoterra, e alla partecipazione ai mondiali di 24 h in Scozia.
MyLand nel 2014 era nient’altro che un esperimento, incuriosiva poche persone e ne convinceva ancora meno. Forte del suo curriculum e dei suoi impegni agonistici in tutta Italia e non solo, Matteo poteva stare a guardare, aspettare che l’evento maturasse, invece ci mise la faccia, dando il massimo fino alla fine di quella terribile 400 km dalla quale si ritirarono tutti. Restarono soltanto in tre e tutti e tre riuscirono anche a rispettare il tempo massimo: Matteo Melis, Giorgio Spiga e Fabrizio Dessì.
Gli anni seguenti MyLand MTB NON STOP è cresciuta, fino a ciò che è diventata oggi, ma Matteo non si è più visto, fino a lunedì alle 23.00, un’ora prima che chiudessero le iscrizioni. Così ieri gli abbiamo chiesto dove fosse finito.


Ciao Matteo, pensavamo di non rivederti più, cosa ti ha spinto a tornare?
Sono tornato per vivere nuovamente una esperienza unica, con le emozioni che soltanto una endurance in mountain bike può darti. Che poi la voglia mi è sempre rimasta, ogni anno che passava, ma nello sport, come nella vita e nel lavoro, bisogna trovare il momento giusto nel quale mettersi in gioco con nuovi obiettivi. Voi non lo sapevate ma quest’anno ho seguito con particolare attenzione tutte le fasi di preparazione della MyLand, sin dall’apertura delle iscrizioni a dicembre 2018.

Nel 2015 la 400 km si svolgeva con la ripetizione dell’anello della 200 km. Finisci il primo giro e pensi di concludere così, accontentandoti di 200 km. Dopo qualche ora, già docciato, cambiato e con la bici smontata, ci ripensi, ti rivesti, rimonti la bici e riprendi. Cosa ti spinse a completare i 400 km?
Sentivo forte il desiderio di non lasciare a metà il mio obiettivo, per quanto le condizioni climatiche di quei giorni spingessero per abbandonare. Probabilmente la spinta decisiva per riprendere, e quindi concludere anche il secondo giro, mi è arrivata dal vedere che Giorgio e Fabrizio continuavano. E’ stata un’esperienza che ogni volta ricordo con piacere, per la determinazione che dovetti mettere la definirei un’impresa epica.

Segui una dieta speciale per sostenere i tuoi allenamenti e le tue prestazioni?
I risultati positivi arrivano se vi è un giusto equilibrio e se si rispettano le indicazioni che il corpo ci da. Per queste avventure serve, oltre alla determinazione, la capacità di alimentarsi nel giusto modo, con alimenti che rendano possibili sforzi prolungati. Ma non c’è una ricetta valida per tutti, ogni persona deve sperimentare e trovare la sua strada, conoscendo sé stessa il più possibile.

Grandi prestazioni richiedono allenamenti puntali e impegni gravosi, cosa alimenta la tua motivazione?
La squadra con la quale sono tesserato, la SC Cagliari, mi sostiene in tutto e per tutto, poi la mia attuale occupazione mi da grandi stimoli sempre nuovi, grazie a Filippo e Paolo Vadilonga. Lavorare nel mondo della bici, che è stata una parte molto importante della mia vita e ancora lo sarà, è una gran cosa. Per questo sul lavoro cerco sempre di dare il meglio, anche per sviluppare nuovi progetti.

Come ad esempio? Puoi anticiparci qualcosa?
Sarebbe interessante creare sinergie tra l’impresa e la squadra, grazie alla passione che condividiamo. In ogni caso siamo un gruppo fantastico, anche se per quest’edizione di MyLand non mi è riuscito di coinvolgere qualche compagno della SC Cagliari. Magari Sara [Serrau, ndr] potrebbe partecipare alla prossima e convincerò anche Pierpaolo – Piero – Sulis, finisher della 200 km del 2015, ogni tanto ricordiamo quell’edizione e gli aneddoti non mancano!

* Il racconto di quell’esperienza si trova nel capitolo Naturaid Sardegna 2010 del libro Avventurieri.