di Rita Serra
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Hai cambiato ruolo in poche settimane, passando da direttore di MyLand MTB NON STOP (finita il 25 aprile 2016) a ciclista partecipante (unico sardo) al Veneto Trail 2016, che è iniziato il 24 giugno. Quali sono state le differenze e come le hai vissute?
Se intendi le differenze di ruolo, sono state tante e le ho vissute benissimo, sono partito proprio per riposarmi e pensare soltanto a divertirmi. Aspettavo almeno un anno, dalla fine di MyLand MTB NON STOP 2015, di trovarmi dall’altra parte della barricata. Pensi a pedalare e ti rilassi, anche se rimane sempre una certa deformazione professionale, che ti porta a indagare, a riflettere e a fare valutazioni sull’organizzazione del trail al quale stai partecipando.

La discesa dalla forcella Nuvolau (sulla sfondo), a quota 2400 m.

E quindi quali sono le differenze principali tra MyLand MTB NON STOP e il Veneto Trail in merito all’organizzazione?
Nel Veneto Trail, come in quasi tutti i trail italiani, c’è un approccio completamente diverso: non ci sono check-point e non c’è tempo massimo. Per 600 km sei solo, nel senso che non c’è nessuno dell’organizzazione che ti aspetti lungo strada per darti un tetto, acqua o per aggiornarti sui distacchi. Hai il numero di telefono dell’organizzazione ma devi usarlo soltanto per mandare un sms nel caso decidessi di ritirarti. La traccia GPS non contiene way-point, così non hai indicate le sorgenti né altre risorse.

Ma la traccia GPS quando vi è stata consegnata?
Alcuni giorni prima di partire, ho provato a studiarla al PC indagando sulle risorse lungo strada, ma non è stato facile. Per me, assoluto ignorante di quel territorio, tutte le località attraversate dalla traccia erano puri nomi e anche il numero di abitanti non si è rivelato indicativo, perché prevale l’insediamento sparso, quindi tu sai che un certo paese ha 3.000 abitanti, pensi di trovare tutti i servizi e invece la traccia passa vicino a delle case sparse senza neanche un bar, che in ogni caso in Veneto sono molto meno numerosi che in Sardegna.

La bici pronta al tramonto, alcune ore prima della partenza

Sembra che ti sia trovato male…
Ma no, sono andato per divertirmi e mi sono divertito, molto. Certo, i primi 230 km ho sofferto, sono coincisi con una notte afosa (si è partiti alle 23.30) e con una successiva giornata di domenica molto calda, non sapevo dove trovare acqua né, quando ne trovavo, dopo aver bevuto ed essermi rinfrescato, volevo appesantire la bici prendendone più di un litro per volta. Ma già nel pomeriggio ho imparato, appena in lontananza vedevo un campanile mi ci dirigevo, arrivato alla chiesa trovavo l’acqua e poi tornavo sulla traccia a continuare. Una volta, presso una chiesa, non c’era acqua e allora sono andato dritto all’acquasantiera, almeno per rinfrescarmi, pensando: Gesùs, Bosu ddu scies ca ndi tengu abisòngiu…*
Poi, dopo il km 230 è iniziata la montagna, i boschi, l’ombra, le sorgenti, i paesi di montagna che hanno tutti ancora la fontana, si è fatto lunedì, i servizi hanno riaperto e tutto è filato a meraviglia. Comunque, con tutte le deviazioni della domenica per cercare l’acqua, alla fine ho fatto circa 35 km in più.

Dopo 600 km un’estremità è scesa ma ha fatto il suo lavoro fino al termine

Che tipo di bici hai utilizzato e quali modifiche, se ci sono state, hai apportato?
Ho usato la mia mountain bike front in alluminio. L’organizzatore ha dichiarato da subito che il 40% del percorso sarebbe stato su asfalto, includendo nel computo anche le lunghissime piste ciclabili, quindi non ho avuto dubbi sul montare la forcella rigida, che mi ha dato anche il vantaggio di alleggerire la bici di un buon chilo e mezzo e di poter montare un portapacchi anteriore artigianale che si è rivelato resistente e funzionale. Per maggiore sicurezza volevo una forcella in alluminio, ma siccome trovarla in poco tempo, spendendo il giusto, non è semplice, me l’ha prestata Enzo Fantini (grazie). La forcella rigida e il suo portapacchi sono stati determinanti perché ho scelto di non portare zaino.

Quali altre esperienze di endurance in mountain bike hai fatto precedentemente al Veneto Trail?
L’esperienza più recente è stata a maggio 2015 la 12h di Pula su circuito, che ho chiuso con 350 km. Per il resto dovremmo definire quando finisce il fondo e quando inizia l’endurance… Dopo il km 100? Dopo il km 200? Diciamo che l’esperienza più impegnativa simile a questa è stato il NatuRaid Sardegna nel 2010, da Cagliari a Ulassai e ritorno, 340 km in 50 ore (ero giovane e dormivo molto).

L’arrivo in notturna con Marco Pillon e Ugo Rebeschini

Cosa ti ha dato in fatto di esperienza la partecipazione a questo trail che già non avevi?
In queste esperienze impari sempre molto, dagli errori tuoi e degli altri, dai giusti accorgimenti tuoi, che magari hai adottato per la prima volta, e degli altri. In particolare dal Veneto Trail ho imparato a fidarmi, rinunciando a soluzioni di comfort che ti mettono sicurezza psicologica ma sono pesanti, ingombrano e ti stancano, per la stanchezza rischi di perdere la testa e quindi sei punto e a capo. Per come la vedo io, pur passando a 2400 m. e ad altre quote simili, potevo tranquillamente evitare di portare il sacco a pelo così come il materassino, almeno in questa stagione. Se fa molto freddo non ti fermi a dormire e continui per scendere di quota, quando scendi di quota ti metti i vestiti caldi e asciutti (che comunque hai portato), giacca e pantaloni impermeabili (che comunque hai portato), monti l’amaca tra due alberi (se ci sono) e ti addormenti. In molti hanno fatto così e quando chiedevo – ma dopo qualche ora non vi svegliate per il freddo? – mi rispondevano – sì, infatti, ti svegli per il freddo e allora vuol dire che è ora di riprendere a pedalare.

Che suggerimento potresti dare a chi vuole intraprendere l’avventura dei trail?
Farne, il più possibile. È più fruttuoso farne spesso, anche senza l’allenamento ideale, che è sempre difficile avere, piuttosto che farne uno ogni due anni con l’allenamento al top, visto che per la mancanza di esperienza e di aggiornamento sorgerebbero comunque altri problemi.

Il contenuto del trail pack del Veneto Trail, con l’adesivo del Sardinia Divide

Nello stesso periodo del Veneto Trail stavi organizzando il Sardinia Divide in programma per settembre, ti è stata utile la partecipazione per trarre qualche idea anche per questo tour?
Come hai detto tu il Sardinia Divide è appunto un tour, con tre tappe giornaliere di una lunghezza media di 60 km ciascuna e degli agriturismi stabiliti, però il Veneto Trail mi è stato utile per la parte dell’attrezzatura e del trasporto bagagli. Sono acquisizioni che ho messo a disposizione di tutti con quattro articoli in questo stesso sito**. Anche gli organizzatori del Veneto Trail, Roberto e Velia, si sono dimostrati interessati al Sardinia Divide e alla crescita del movimento e hanno messo un adesivo del Sardinia Divide nel trail pack di ciascun partecipante al Veneto Trail.

 

* Dal sardo: Gesù, Voi sapete che ne ho bisogno…

** Soluzioni economiche ed efficaci per il bikepacking (1), (2), (3), (4)