Mi sono iscritta alla mia prima MyLand con l’idea di percorrere da sola la 120 km e così di dar modo a mio marito di partecipare alla 220 km in modalità più consona alle sue capacità. Sono un po’ incosciente a voler fare in questo modo e lui è preoccupato a lasciarmi sola, finché  Giusy e Ignazio, che conosco  perché abbiamo pedalato insieme al Sardinia Divide, mi coinvolgono nel formare un terzetto con l’obiettivo di rimanere nel tempo max che sono 24 ore. Accetto e così mio marito pedala sereno. Siamo tre persone diverse: Giusy e Ignazio si conoscono bene, io con loro c’entro poco ma i pedali avvicinano e rendono facile la comunicazione anche se ritmi ed esigenze non sono sempre in sintonia.

Partiamo in coda alle 14 e io sono l’unica a patire il caldo, da vera nordica, comunque arriviamo agevolmente al CP Roja Menta dove l’accoglienza dei volontari ci ristora con pane, nutella, miele sardo, frutta e acqua fresca.
Da lì in poi tuoni, acqua e grandine ci sono compagni, ma noi impavidi, indossati gli antipioggia, procediamo
tranquilli. Il Monte Arci è un delirio di fango e argilla, pozze d’acqua che sembrano guadi, sentieri che sembrano ruscelli o forse lo sono proprio, boscaglia fitta, erba alta, pietre… Tante pietre e, dal momento che il nostro procedere è sì continuo ma lento, si fa pure buio, meno male non sono sola! Procedere al buio in un ambiente sconosciuto, con condizioni davvero ostili, è sfidante. Credo di aver avuto le allucinazioni visive ma anche sonore. Sono io a navigare, presto molta attenzione al GPS che mi segnala continui fuori traccia, torno sui miei passi, riprovo… L’acqua accumulata su alberi e cespugli e le rocce rendono critico il segnale, mi sento responsabile per i miei compagni, questo mi procura un po’ d’ansia, sembra non finire mai. Naturalmente se guardo il Garmin non guardo il sentiero, così un tronco perpendicolare alla strada mi procura una caduta. Mi soccorre Ignazio, fortunatamente le uniche conseguenze sono un livido e un graffio alla bici.

Siamo un po’ affranti, comunque la strada si fa più larga, anche se pozze e fango continuano ad essere presenti, si vedono delle luci… Un paese… Siamo fuori! A mezzanotte siamo a Escovedu nell’alloggio che faticosamente avevo trovato pianificando il percorso. Ci occupiamo subito delle bici che liberiamo dal fango per poi passare alle scarpe, alle gambe e ai pantaloni. Infine la doccia… Una lunghissima doccia. È incredibile l’effetto che ha una doccia calda dopo una giornata così. All’una e mezza siamo a tavola a mangiare quel poco che avevamo portato e pianificare la giornata successiva. Vogliamo provare a restar nelle 24 h. Fatico ad addormentarmi, penso a mio marito che sta ancora pedalando. Anche Ignazio non dorme, lo sento girare per casa, al mattino scoprirò che le nostre scarpe sono asciutte grazie alla sua insonnia, ha ravvivato il fuoco e le ha girate e rigirate… Grazie!

A colazione poca roba e alle 7 siamo in sella a riprendere la traccia. In mezz’ora raggiungiamo il CP di Assolo, firmiamo e ripartiamo. Passiamo campi madidi di rugiada, paesini deliziosi ancora addormentati. Incontriamo un gruppo di ciclisti domenicali che riconoscendo in noi dei MyLander ci scattano foto e ci incoraggiano come fossimo degli atleti famosi. Questa cosa mi dà una carica incredibile e le mie gambe cominciano a girare come non mai, i miei compagni se ne accorgono ma c’è la Giara da salire. Appare la scala, irregolari gradoni di roccia esposti e viscidi di muschio. Ignazio sale sollevando la sua bici, io e Giusy ci proviamo ma conveniamo che è meglio aiutarci portandone una alla volta e così facciamo. Ignazio torna indietro e ci da’ un ulteriore aiuto, qui da sola… Non so. Percorriamo un altopiano sassoso ma ricco di vegetazione, ci fanno compagnia i cavallini timidi ma fieri e zigzagando tra le pietre raggiungiamo il muro da scavalcare, l’ ultimo ostacolo. Ignazio trova un punto più agevole, sale sul muro, io scavallo, Giusi passa una bici alla volta a Ignzio che la passa a me ed è fatta. Anche qui da sola sarebbe stato alquanto difficile!

Ora mi godo lo spettacolo, pedalo col sorriso stampato in faccia. Ogni tanto attendo Giusi che è un portento in salita ma timorosa in discesa, oppure raggiungo Ignazio che sbaglia strada. Il CP di Sa Corona Arrubia è cosa fatta! Qui assisto a una insolita manutenzione della bici, con Ignazio che sacrifica una fetta di mortadella del suo panino per lubrificare la catena… Funziona!
Fa caldo salire sotto la seggiovia, è ripido ma il fondo erboso è più nelle mie corde rispetto alle pietre, poi ho
la consapevolezza che è l’ultima salita. Mi godo la discesa come non mai anche se devo attendere Giusi agli incroci, così pareggiamo le sue attese in cima alle salite. Arriviamo con ben 45′ sul tempo max! È festa accolti da Rita e Francesca che non lesinano complimenti. Le emozioni che provo son preziose e custodite nel mio cuore, qui solo un grande grazie al team più assortito del mondo che è risultato vincente.

Il terzetto all’arrivo a Baradili domenica mattina