16.05.2018 – Racconto di Emanuele Marcias (440 km)

Quattrocentoquaranta km è una distanza che per il ciclismo stradale può sembrare abbordabile ma per la mountain bike significa tante cose. La distanza va letta, interpretata, bisogna ragionarci su, metro dopo metro, chilometro dopo chilometro. La mia formazione professionale mi ha portato a ritenere quest’avventura una cosa tosta, da non sottovalutare, ma della quale non avere assolutamente paura. Bisogna pianificare i dettagli, allenarsi a dovere e sperare che la testa regga lo sforzo. La mia decisione è stata di affrontarla come l’ennesima sfida con me stesso, con il mio fisico, con i miei limiti, e così ho fatto metro dopo metro, chilometro dopo chilometro. Non avevo mai affrontato distanze simili in sella a una bici, non avevo mai navigato di notte con la bici e non avevo mai affrontato volontariamente uno sforzo simile. Il pensiero di fare tutte queste cose mi ispirava fin dalla mia scoperta della MyLand, circa due anni fa, così finalmente quest’anno la faccio. Mi iscrivo, mi alleno tre mesi, preparo la bici in ogni dettaglio e sabato 28 maggio mi presento a Baradili.

Subito mi colpisce l’accoglienza, l’organizzazione, la calma che avvolge questo piccolissimo paese baciato dal sole e dalla tiepida brezza tipica della Marmilla in questo periodo. Ritirato il completino, il pettorale e il trail pack vado al briefing: fondamentale. Anche se ho studiato ogni centimetro della traccia e ogni metro di dislivello, voglio avere la certezza che la mia pianificazione sia attagliata a ciò che sto per affrontare. Scopro che alcune situazioni, esposte da Amos durante il briefing, non sarebbero state prevedibili nemmeno con la migliore pianificazione e dal vivo si sono rivelate dei veri e propri muri psicologici.

Arrivano le ore 14, partiti! Centinaia di noi, aspiranti mylanders, invadono la pianura che ci separa dal primo amico montuoso, il grande Monte Arci. Ricordo colori, profumi, caldo e tante voci, ricordo la gioia e l’entusiasmo della partenza. In pochissimo tempo raggiungo il primo CP, Roja Menta, mi fermo per firmare e quando scopro cosa si nasconde all’interno della sala non esito a sbaffarmi una buonissima fetta di pane con il miele, scatto due foto e via, la mia tappa era Torregrande. Divoro Monte Arci, nonostante il peso della bici e dello zaino, perché la mia scelta è stata di essere autonomo contro ogni evenienza, anche se per molti è una preoccupazione eccessiva. Mi lancio nella pianura campidanese e in poche ore raggiungo Torregrande, secondo CP. Sono circa le 20.30 e non sono minimamente ossessionato dal tempo perché, finché c’è la luce del giorno, voglio godere di ogni chilometro il più possibile. Più tardi, così come pianificato, mi fermo a mangiare e a riposare da un amico e alle 4.15 del mattino riparto. Dopo pochi chilometri trovo la prima bella sorpresa: la carciofaia. Essendo bello fresco affronto il pantano senza troppi problemi, conoscevo già le soluzioni in caso di fango di quel genere e dopo qualche peripezia mi ritrovo a Seu. Uno spettacolo: è ancora buio, la torre sul mare, la luna, il rumore del mare e della sua risacca… Mi fermo qualche minuto a contemplare tutto ciò e riparto come un razzo, sicuro della pianura del Sinis che conosco come le mie tasche.

Il sole sorge e io sono quasi a Putzu Idu, così decido di fermarmi da Lepori per la colazione, la seconda. La cameriera mi dice: i tuoi amici ti precedono, sono passati da un’oretta. In realtà qualcuno era transitato nelle tenebre a sua insaputa ed era già a Santu Lussurgiu, ma io non ho fretta e con molta calma mi godo la mia focaccia e la mia spremuta. Riparto e affronto con tranquillità Capo Mannu e la pineta di Is Arenas, decidendo di fermarmi pochi minuti ancora a S’Architu per un caffè e una merenda energetica prima del Montiferru, che conoscevo e un po’ temevo, quindi una pausa di riflessione era d’obbligo. Rotti gli indugi lo affronto e a sorpresa mi ritrovo in cima in un tempo relativamente breve, dato il carico. Bevo un goccio d’acqua a Elighes ‘Utiosos e riparto affrontando una fastidiosa pietraia che però non mi indebolisce più di tanto. In cima una sorpresa: un mylander, fermo, che scatta foto ed esclama: basta, non è per me! Lo sprono a seguirmi, lo fa ma dopo poco lo perdo e dopo il single track, affrontato un po’ in sella e un po’ a piedi, arrivo a Santu Lussurgiu che sono circa le 14. Perfetto. Compro alcune cose in una piccola gastronomia nei pressi del CP, pranzo, mi tolgo le scarpe, mi rilasso e inizio a riflettere sui successivi 82 km che dovrò affrontare. Intanto arriva il mylander della pietraia, cotto e affranto, ma io devo ripartire.

Affronto la discesa fino a Santa Cristina, dove mi fermo per un caffè e un dolce. Mi godo il patio del bar in mezzo ai turisti che incuriositi mi scattano qualche foto e parlano tedesco e francese, intuisco che vorrebbero farmi qualche domanda ma non ho tempo e riparto. Comincio a scrutare a distanza il Grighine, prima montagna del tour che non conosco. Arrivo a Villanova Truschedu e inizio la salita. Un dolore dietro lo sterno mi impensierisce, ci rifletto, devo fermarmi un attimo a riposare, il peso dello zaino inizia a farsi sentire. Mangio di nuovo, bevo e riparto. Molti strappetti ripidi, seppur pedalabili, preferisco farli a piedi per risparmiare le gambe e non aumentare il carico sui lombari. Faccio bene.

Passato anche il Grighine mi ritrovo a Ruinas alle 20.20 e mancano 25 km ad Asuni. Si fa buio e parte uno sprint per seminare un pastore maremmano che mi insegue per circa 300 metri. Mi addentro nelle campagne dell’Alta Marmilla, che non conosco, e i continui saliscendi e i sassi nascosti in mezzo all’erba iniziano a darmi fastidio. Inoltre c’è un problema: cani, cani ovunque, incontro però due bellissimi cuccioloni di maremmano con i quali faccio amicizia e mi scortano al buio per circa 1 km. Arrivo a Senis, mi fermo a bere a una fonte e un ragazzo, mezzo cotto da qualche bicchiere di troppo, inizia a raccontarmi di fantomatiche civiltà mediterranee che fondarono la fonte e addirittura erano ancora in contatto con lui. Decido di ripartire all’istante.

Alle 22.40 arrivo ad Asuni, tutto sommato fresco ma assonnato. Qui conosco Giorgio Spiga davanti a un piatto di malloreddus tiepido e tra una chiacchiera e una birra si fa ora di andare a riposare. Rimango stupito della quantità di mylanders presenti, ho recuperato gran parte del gruppo e, nonostante avessi deciso di fare tutto in solitaria, quella sorta di rimpatriata mi dà serenità e sicurezza. Asuni era per me il giro di boa, sapevo che arrivato lì tutto sarebbe stato più facile. Mi sveglio alle 5, faccio colazione, riassetto la bici e decido di scaricarla un po’ e di lavarla e alle 7 riparto. In effetti qualche dolorino c’era ma i paesaggi che da lì a poco avrei trovato mi avrebbero fatto affrontare le salite anche con una sola gamba.

In un tempo inaspettato raggiungo Nolza, spazzolo il poco che trovo da mangiare e riparto. A Meana Sardo trovo altri mylanders e insieme percorriamo tante divertenti e larghe discese fino a riprendere i boschi prima di Tonara. Iniziate alcune salite decido di lasciarli andare per mantenere il mio ritmo e trovatomi da solo inizio a godermi lo spettacolo di boschi, fiumi, strapiombi, profumi, il sole: è stupendo. Arrivo a Tonara e carico come una molla proseguo fino a Belvì, il miglior CP della MyLand. Trovo di tutto, insalata di riso, torte, spremute d’arancia fresche, una sala stupenda e la tipica accoglienza barbaricina. Resto un’ora e mezza a godermi tutto questo, col resto del gruppo che mi raggiunge dopo un po’, li avevo superati.

A questo punto mi restano circa 35 km per raggiungere Laconi, la mia prossima tappa, priva di CP ma dove sapevo di avere un appoggio sicuro. Scavallata la fastidiosa salita dopo Belvì e raggiunta la vetta della MyLand, mi tuffo in discesa verso Laconi dove arrivo intorno alle 21, dopo aver percorso uno dei pezzi che reputo, a freddo, più rilassanti di tutto il tragitto. Vado a mangiare una pizza, tra la gente incuriosita e affascinata dal vedere un simile figuro a quell’ora e in quelle condizioni, in sella a una bici, in pizzeria, solo. Ma a me interessava mangiare e riposare. Passo le ore di riposo in una vecchia casa che avevo come appoggio e alle 3 mi sveglia il suono preoccupante della pioggia sul tetto. Decido comunque di rispettare i piani e alzarmi alle 4. Una volta in piedi mi attrezzo per fare quegli ultimi 69 km in condizioni che già sapevo sarebbero state provanti.

Parto alle 4.45, la pioggia è sottile e abbondante, quella che cade piano, la peggiore. Dopo circa due ore l’acqua penetra nel completo e inizio a bagnarmi la maglia, la pelle si raffredda e in brevissimo tempo i muscoli perdono la temperatura. Di Assolo nemmeno l’ombra, l’erba alta e fradicia dei campi non aiuta, a ogni metro carico litri d’acqua e ormai gli indumenti sono compromessi. L’argilla prende il cambio e ogni 200 metri devo fermarmi a pulire la catena in preda a tremori terrificanti a causa del freddo. So che l’unica speranza per salvare la situazione è arrivare ad Assolo. Soltanto il cervello continua a trainarmi, perché il corpo sta lentamente cadendo in ipotermia ma ecco una casa, due: il paese! Entro come un invasato al CP e chiedo subito una stufa, niente, ma in bagno c’è l’asciugamani elettrico, è fatta! Mi spoglio e inizio ad asciugare i capi tecnici, dopo aver chiuso la porta cerco di catturare ogni sfiato di aria calda e dopo mezz’ora riprendo la mia temperatura. Mi ricordo del cambio di intimo tecnico asciutto, anche se sporco, che avevo nella sacca stagna attaccata alla bici, esco di corsa, lo prendo e inizio a vestirmi. Nonostante l’acqua fuori continui a scendere inclemente io una volta asciutto, dopo quasi due ore, vedo il sole splendere. Mangio qualcosa e mi accingo a ripartire. Mancano 39 km, sono le 9.20, il ragazzo del CP mi dice: perché non ti metti questa, l’hanno fatto anche gli altri, e mi passa una busta nera di plastica. Che stupido non averci pensato prima.

Riparto e in breve tempo sono caldo come non mai, ma la bici si rifiuta di andare avanti. Imboccata la salita verso la Grande Giara il fango inizia a diventare una vera e propria colla. Si continua di corsa: in pianura pedalo, in salita corro, è l’unica soluzione possibile. Mi trovo al fatidico punto dove sapevo che il gps avrebbe perso il segnale e puntuale, come disse Amos, lo perde. Davanti a me quaranta metri di roccia e gradoni che sembrano rivestiti di grasso di foca a causa dell’acqua che continua a scendere copiosa. A metà della parete perdo l’appoggio di un piede e mi trovo con una mano appeso a un palo, con l’altra mano afferrato alla bici miracolosamente incastrata, non so dove, e le gambe nel vuoto. Mi tiro su e mi siedo cinque minuti a riflettere: ma ne vale la pena?

Sì, cavolo! Con due balzi arrivo in cima alla Giara e inizio a pedalare seguendo le tracce degli altri incise nel fango, così dopo altro fango, muri, pietre e l’ennesimo cane inizio la discesa verso Lunamatrona. In quelle ultime pianure la bici si blocca e sono costretto a scendere più volte, pulirla e ripartire, è estenuante. Arrivo all’ultimo CP, Sa Corona Arrubia, che è mezzogiorno e trentasei. Qui mi informano che ormai la Giara di Siddi è compromessa a causa del fango e sono autorizzato a passare dall’asfalto fino all’arrivo. Nella mia testa non esiste quell’opzione, la resa non è mai un’opzione e quindi Giaretta sia. Mi informano anche che il tempo limite è stato annullato, ma anche questo non entra nella mia testa: riparto alle 12.44 e ho un’ora e un quarto per finire, 10 km da percorrere nella Giaretta con il cambio allo stremo della sua resistenza meccanica. Decido di aiutare la mia compagna a due ruote, la imbraccio e faccio tutta la salita di corsa, una volta in cima pulisco come posso il cambio e la catena, ingrasso tutto e via, a fuoco sulla piana verso Baressa. Ultimo ostacolo il single in discesa. Lo affronto scivolando e correndo in mezzo all’acqua incessante e all’argilla che ormai avevo anche nelle orecchie. Baressa, 13.53. Uso l’adrenalina rimasta per fare in 6 minuti gli ultimi 2 km circa. Alle 13.59 sono al quartier generale con Amos che mi aspetta e io che urlo: tredici e cinquantanove!

Ricorderò la mia MyLand per l’emozione di quel grido e per il viso di Amos che sembrava quasi più soddisfatto di me nel vedere l’ultimo arrivare sano e salvo, ma la ricorderò anche per tutto quello che mi ha dato in termini umani, sensoriali, fisici e mentali. Dicono che ciò che non uccide fortifica, ed è vero. Io sono un mylander!

 

 

14.05.2018 – Racconto di Fabrizio Porcu (220 km)

Quest’anno la mia terza MyLand si è rivelata forse la più ricca di emozioni, preoccupazioni e difficoltà. Il mio team si componeva di tre persone: il mio amico Fasol Bike, Edmondo – Mondo – Argiolas, e la mia compagna di vita, Carla Scrugli. Mondo era la prima volta che affrontava una distanza così lunga. Carla invece aveva già fatto dei trail ma mai una MyLand. Alla partenza eravamo super carichi e in particolare Carla, sembrava una…

12.05.2018 – Racconto di Nicoletta Scoizzato (120 km)

Mi sono iscritta alla mia prima MyLand con l’idea di percorrere da sola la 120 km e così di dar modo a mio marito di partecipare alla 220 km in modalità più consona alle sue capacità. Sono un po’ incosciente a voler fare in questo modo e lui è preoccupato a lasciarmi sola, finché  Giusy e Ignazio, che conosco  perché abbiamo pedalato insieme al Sardinia Divide, mi coinvolgono nel formare un terzetto con l’obiettivo di…

Domenica 13 maggio doppio evento a Baradili

Martedì 1 maggio non avete potuto ritirare il vostro attestato di finisher? E’ a Baradili che vi aspetta, potrete ritirarlo domenica 13 maggio, vi consigliamo di arrivare presto, per partecipare a tutte le numerose attività della giornata, come il pranzo con le pizze cucinate nei cortili delle case storiche. Durante la giornata potrete anche acquistare il  completo MyLand o la maglia ultra trail, finalmente disponibili anche senza ordinazione e anche per chi non era…

01.05.2018 – Attestati per i ritirati che hanno percorso almeno 120 km

Chi si è ritirato dalla 220 km e dalla 440 km e ha conservato la traccia GPS di quanto ha fatto, può inviare la traccia attiva via mail e richiedere all’organizzazione l’attestato per la lunghezza inferiore comunque percorsa, equivalente a 120 km o a 220 km. Questa possibilità si basa sulla dimostrazione del passaggio ai CP e non sono ammessi altri intervalli. Per esempio, se Tizio si è ritirato dalla 440 km ma è arrivato…

30.04.2018 – Scambio gps Polar V650 al CP di Assolo

Al CP di Assolo, durante la notte tra sabato e domenica, in una presa multipla c’erano due gps Polar V650, uno di Gabriele Luca Piano (120 km MTB) e l’altro di un altro atleta (ugualmente 120 km MTB). L’altro atleta ha lasciato il CP prima di Gabriele portandosi via il gps di Gabriele, che ha preso quello dell’altro atleta. Si tratta di dispositivi con un identificativo alfanumerico, che corrisponde profili Polar diversi, pertanto…

Arrivi della 120 km ULTRA TRAIL

Arrivo. Giorno e orario Tempo impiegato. Ore e minuti Traccia verificata ALDO SICURELLA  Lunedì h. 19.15  53 h 15′  FINISHER ANDREA PUDDU  Lunedì h. 18.38  52 h 38′  FINISHER BRUNO SARDU  Lunedì h. 19.15  53 h 15′  FINISHER CLAUDIA SANNA  Lunedì h. 18.38  52 h 38′  FINISHER DANIELE CAU  Lunedì h. 19.55  53 h 55′  FINISHER DANIELE FIGUS  Lunedì h. 19.55  53 h 55′  FINISHER FABIO VESPA Partito sabato h. 16.00 Arrivato domenica…

Arrivi della 440 km

  Arrivo. Giorno e orario Tempo impiegato. Ore e minuti Traccia verificata ALESSANDRO UCCHEDDU  Lunedì h 22.20  56 h 20′  FINISHER ANDREA COSTANZO  Lunedì h 22.20  56 h 20′  FINISHER ANDREA SPIGA  Martedì h 10.45  68 h 45′  FINISHER ANTONELLO CASULA  Martedì h 11.05  69 h 05′  FINISHER ANTONIO MARIA MARINO  Lunedì h 20.45  54 h 45′  FINISHER ANTONIO MINENNA  RITIRATO CRISTIAN RUGGIERI  Martedì h 11.05  69 h 05′  FINISHER DANIELE CASTI  Martedì…

Arrivi della 220 km

Arrivo. Giorno e orario Tempo impiegato. Ore e minuti Traccia verificata ADRIANO BOI  Lunedì h. 2.40  36 h 40′  FINISHER ALESSANDRO CASULA Partito domenica h. 7.05 Arrivato lunedì h. 17.02  33 h 57′ ALESSANDRO FIGUS  Domenica h. 19.18  29 h 18′  FINISHER ALESSANDRO LEDDA  RITIRATO ALESSANDRO PICCIAU  Domenica h. 20.07  30 h 07′  FINISHER ALESSIO CIRCURI  Lunedì h. 2.40  36 h 40′  FINISHER ALESSIO TEGAS  RITIRATO ALEX PISTIS  Domenica h. 11.33  21 h…

Arrivi della 120 km MTB

Arrivo. Giorno e orario Tempo impiegato. Ore e minuti Traccia verificata ALBERTO LAMPIS  Domenica h 2.30  12 h 30′  FINISHER ALESSANDRO MARRAS  Domenica h 2.30  12 h 30′  FINISHER ALESSANDRO SERRA  Domenica h 2.30  12 h 30′  FINISHER ALESSANDRO SIDDI  Domenica h 12.12  22 h 12′  FINISHER ALESSIA ZUDDAS  Domenica h 4.06  14 h 06′  FINISHER ANDREA ISOLA  Domenica h 15.45  25 h 45′  FINISHER ANDREA MARROCU  Sabato h 22.30  8 h 30′…