08.05.2017 – Resoconto di Valeria Giardino (220 km)

Ho detto a Marco: Ok, tu fai la tua. Io faccio la mia.
Poi, ripensandoci, esordire in solitaria sui 400 km era un po’ pretenzioso. Così decido per i 220. C’è un tempo limite, io mi do tre giorni. Dovrei farcela… Spero di farcela… Ce la farò?
Adesso ho paura, mi guardo attorno e sembra che tutti sappiano cosa fare, maneggiano intorno alle loro bici. La mia la sistema sempre Marco, io che ci fo? Ho l’acqua, quel che mi serve per dormire, per mangiare e per il freddo. Qualcuno si ferma a commentare la mia Chewbecca che è l’unica fat presente all’evento: No, non è elettrica… Sì, pesa, meno di quel che sembra… Ci va della gamba… Pedalare è sempre fatica… Se non hai la gamba, ci metti la pazienza…

Ore 15.00. Pronti, partenza, via!
Soffoco l’emozione che mi spinge le lacrime su dagli occhi, respiro… Ora si pedala. Buon viaggio, Vale.
Asfalto e partenza tranquilla, nessuno si scapicolla… Avanti a destra si comincia a salire. Sterrato. Ciao a tutti. Se non pedalo con Marco, pedalo da sola: questo lo sapevo già. Ci si vede all’arrivo… Arrrivedooorciiiii…
È una giornata splendida, temperatura perfetta, leggero vento che mi auguro stia sempre alle spalle, la campagna intorno esplode di voglia di fiorire, di vita.  Al primo bosco è… Mmeraviglia! Ma che colori sono questi? Un verde intensissimo distrae dalla salita, il sole filtra dai rami degli alberi e forma un ricamo di luce sul terreno, sui sassi rivestiti di tenero muschio verde e sui piccoli fiori fucsia che spuntano dappertutto… Azz… Meglio che guardi dove devo andare…. Dopo varie indecisioni e cambi di direzione capisco che la piccola linea rosa del mio Garmin R2D2 mi conduce ad una passerella di legno, con gradini…. E in fondo flash! Fotografo!
Ovviamente non mi immortala in sella, stoica, risoluta e pedalante sulla gradinata… Giuro che non passeggio! Penso adesso rimonto in sella… Poi scendo, poi salgo poi scendo… Il silenzio comincia a riempirmi i polmoni… Quiete.

Finita la salita la prima sorpresa è la vista sul mare, che appare come un’esplosione di luce, non me lo aspettavo, travolge il cuore lo spazio che si apre ai miei occhi. Bene, dai, qui una foto la faccio… Mentre sono li che armeggio per fare la foto dell’anno, la seconda sorpresa: la voce del mio adorato che arriva da dietro la curva in compagnia di un gruppetto di ciclisti ai quali si è associato. Bubusettete! 
Sbuco da dietro un cespuglio armata di macchina fotografica e immortalo l’allegra brigata… Un selfie assieme, un bacio, ciao ciao i nostri percorsi qui si dividono, ciao ciao… Mi devo muovere… La mia prima meta è arrivare al check point (CP) di Roja Menta. Di dislivello ce n’è, spero di farcela per le nove, che poi diventeranno le dieci, le undici… Ma lo spostano mentre io cerco di arrivarci? Nel frattempo mi dedico alla prima vera discesa: vince lei. Il terreno è molto friabile e non riesco a gestirlo, freno, è ripido. Per due volte la ruota posteriore di Chewbecca si spinge oltre quella davanti, cado, cadooooo… Una medaglia, poi due medaglie… Da portar sul ginocchio, sinistro ovviamente, è quello sfigato.

Proseguo. Fontana. Si risale… E che salita! In cuor mio avevo promesso al fotografo di non passeggiare: e se mi sbuca di nuovo dal cespuglio? Mi trova di nuovo a piedi? A parte gli scherzi, qui il tramonto comincia a farsi ammirare e io non sono tanto vicina a Roja Menta. Inesorabile il buio arriva. Quindi, ci affrontiamo già. La salita è durissima. Impedalabile per le mie scarse gambe. Mi chiedo: qualcuno riesce a pedalare qua? Il mio R2D2 mi segnala di nuovo che sono fuori traccia: torno indietro, ok, devo girare qui. Ma non c’è sentiero… Dove vado? Salgo di nuovo, mi infilo di qui, no, torno indietro. La traccia è li sotto, ma non vedo varco per raggiungerla. Torno sui miei passi, ripercorro la traccia, intanto sullo schermo si forma un groviglio di lineette azzurre… Sembro ubriaca e non trovo il passaggio. Ok. Ora me lo creo io il passaggio, non posso mica fare l’alba. Così con incredibile decisione imbraccio la mia gialla compagna e vado verso la linea rosa, attraversando di forza il bosco, tra rami e cespugli che sorpresi di tanta brutalità tentano di difendere il loro spazio. Passo io. E trovo la linea… Fiuuu. Ma sono io?

Buio. Nei giorni scorsi quando immaginavo questo momento, mi vedevo morta di paura. Invece sono qui che spingo la mia bici e mi dico che va tutto bene, che, anche se spingo e non pedalo, sono brava, sono al buio da sola per la prima volta, quindi va bene qualsiasi cosa faccia. Se vuoi piangere – mi dico – va bene anche quello. Ma perché poi? Non serve. Non ho paura. Non serve aver paura. Quello che serve invece è avvertire Marco che va tutto bene. Sarà già lì al CP che si chiede se son viva. Sono le undici. Cellullare: nessun servizio. Ma allora? Ho fame tra l’altro… Dai, vai avanti. Che fatica. Ho una calma addosso che non mi spiego. Sto bene. E arriva un altra sorpresa: si dirada il bosco, finisce la salita e finalmente pedalo sotto un meraviglioso cielo stellato: indescrivibile. Che fortuna ho ad esser qua… Bello! È limpido, in basso si vedono le luci dei centri abitati a perdita d’occhio, fino al mare. Sono commossa.
Mi copro, tira un po’ di vento, infilo i guanti e mi preparo ad arrivare al CP. Non manca tanto ma… Non è asfalto! Ahahah, speravi eh? Se non altro non si spinge. In sella al mio destriero mi conduco all’agognata meta. Fameeeee!
Camino acceso, gente. Devi firmare. Sete. Sulla tavola ammiccano pasta, formaggi frutta, e delizie varie… Pensavo che mi ci sarei tuffata. Invece lo stomaco è un pugno chiuso. Faccio fatica a mangiare…. Spilucco un po’… Thè caldo… Fino all’arrivo delle patatine fritte con salsiccia. Ed ecco che mi si apre improvvisamente una voragine… All’arrembaggiooooo!

Marco non c’è. Un messaggio, arrivato in un raro momento di linea telefonica attiva, mi dice che è a circa 18 km. Chiacchiero con Marco Sau, un giovane e velocissimo atleta che sta facendo anche lui la 400. Mi dice: dormi serena, non arriva prima delle tre. La strada è verticale, abbiamo spinto anche noi. Intano arrivano altri: Francesco Strizoli, Daniele Modolo, Maurizio Doro che riparte subito e altri di cui non ricordo il nome. Piano piano ci chiudiamo nei nostri bozzoli, si fa silenzio. I ragazzi del CP abbassano le voci. Stanno svegli ad aspettare i prossimi. Noi si dorme. Sono eccitata… Dormo a singhiozzo. L’arrivo della piccola compagnia di Marco mi trova con gli occhi aperti, elettrica come una chitarra in concerto. Ciaooo ciaoo ciaooo! Ora ti racconto tutto! Ronf…

Volevo alzarmi prima, domenica mattina alle 7 riesco a partire… M’incammino con il gruppetto di Marco. Si sta insieme per un piccolo tratto, poi la traccia si infila nel bosco in discesa, li guardo andare… Un po’ difficile per me. Molto tecnico. Torno nei miei ritmi che è meglio… È una mattinata strana, ogni posto dove arrivo è bellissimo. Ma sono un po’ scarica. L’eccitazione si è spenta, vorrei una bella colazione ma non trovo nulla di aperto. Continuo a mangiare i miei datteri. Pedalo, pedalo, arrivo in un magnifico parco, improvvisamente si spegne R2D2. Eh? Why? Riaccendo ma dopo un po’ mi accorgo che non sta registrando… Porca vacca… Così ora non ci capisco più niente… Mi mancano dei km. Quando arrivo ad Asuni? Sono tentata di chiuderla li. In fondo la notte l’ho passata, è andata bene, sono a posto cosi. Mi posso accontentare, no? Il cellulare ancora isolato… Giungo a Mogorella sotto un bel sole caldo… Che faccio? Dovrebbero mancare 16 km ad Asuni… Intanto, arriviamo li.

Così riparto, mangio due datteri… Buoni, buoni… Eh, però che due palle… Vorrei qualcosa che non sia dolce… E’ ora di pranzo. Che fame. Incontro un altro ragazzo mentre cerco di districarmi dentro un groviglio di cespugli, sulla strada per Asuni; mi aiuta a scavalcare un muretto, mi regala una barretta. Non so nemmeno il suo nome. Veloce pedala via sul prato… Perché solo io sono cosi lenta? Oggi il sole mi sembra più caldo di ieri, mi stanca più lui del percorso… Case all’orizzonte, finalmente arrivo. I ragazzi del CP di Asuni sono gentilissimi, mi fanno tante domande, ovviamente sono l’ultima della 220 km, ma non è che non me lo aspettassi.
– Vuoi la pasta?
– Si, si, dai, che fame che ho…
– Se vuoi puoi riposare c’è un materasso…
– Perché no?
Non so se era la pasta che era magica, o se mi sto abituando alla strada, ma mi torna la sfregola di partire… Friggo stesa sul materasso. Non riesco a star ferma, vorrei aspettare Marco ma ho un sacco di strada da fare. Che cosa faccio io qui coricata? Si sale a Nolza, voglio andare. Ciao ciao ciao…Mmangio anche una banana… Mi servirá. Voglio stare sulla mia bici.

La salita che porta a Nolza è straordinariamente pedalabile, sono sul fianco della montagna. Solo monti attorno, sono lenta ma determinata a procedere. Mi perdo a guardarmi attorno, c’è un silenzio grandioso. Il tempo è fermo sotto il sole… Respiro… Respiro… Si sente solo il rumore del mio respiro… E anche quello della ruota di Chewbecca che non so che cosa abbia… Arrggh! Mi raggiungono altri due mylander, viaggiano silenziosi impegnati nella loro fatica, percorriamo alcuni tratti insieme, poi sull’ultima salita, che attraversa il magnifico pascolo prima di Nolza, lentamente mi lasciano indietro.
CP Nolza, firma. Dopo aver mangiato una svalangata di cioccolata e anche qualcos’altro crollo davanti al camino. Sono molto stanca. L’allenamento non si inventa e, per quanto stia constatando che la mia testa regge bene, le mie gambe non vedevano la bici da più di un mese. Volevo organizzarla in un’altra maniera, appena iscritti avevo pensato: faccio un piano di allenamento, ho qualche mese e cerco di fare la gara… Ma le mille altre cose che ho sempre in testa di fare, il poco tempo, il caso e anche la poca voglia di seguire tabelle e medie mi convincono che per prender la bici mi serve soltanto di averne voglia. Non è una mia modalità quella della sfida con me stessa, io pedalo alla ricerca di esperienze. Incontri. Sensazioni. Sogni. E questo giro mi sta facendo del bene.

Così mentre sono nel mondo dei sogni sento la voce di Marco provenire dall’altra stanza. Bofonchio qualcosa, lui mi raggiunge sorridendo, srotola il suo bozzolo verde di fianco al mio dicendomi che hanno in programma di partire alle quattro. Ok, anche io. Questa volta è buio volontario. Yeah! È un gran freddo la partenza a quell’ora. I percorsi si dividono subito, così mi ritrovo di nuovo sotto le stelle, lungo una ferrovia, a pedalare da sola. Sono molto felice, del fresco, delle stelle, del buio e del percorso, che è molto facile e pedalabile anche per le mezzeseghe come me. Pedalare al buio è strano, la mia testa si svuota, diventa leggerissima. Ed è con leggera euforia che vado incontro al giorno, che mi raggiunge mentre sto guardando Laconi. È stupendo il mondo che si sveglia visto da quassù.

Nuragus, penultimo CP. Trovo Amos con il suo allegro modo di accoglierti e un altro volontario di cui non ricordo il nome. Sacchettini pieni di frutta e panini lungo il tavolo. L’amore dell’organizzazione MyLand verso i partecipanti passa anche da qui. Riparto felicissima, oggi mi diverte un sacco quel che sto facendo. La pedalata verso Baradili è una vacanza, sul sentiero trovo diverse greggi. Mi fanno tanto sorridere le fughe delle pecore, mi fermo a chiacchierare con un pastore che mi chiede cosa stiamo facendo, ne ha visti altri in bicicletta, alcuni al buio con le lucine… E’ la vostra passione… Buon viaggio.
La mattinata mi vola, all’orizzonte la Giara, l’ultima fatica. Baradili, firma. Non preoccupatevi, sono in mega ritardo rispetto ai compagni della 220 km, ma resisto. Poi si sale. Uhhhhh, salitone sotto il sole cocente… Tentenno un po’ all’ingresso del cancello che mi porta alla Giara. Il motivo della mia esitazione è un cagnone abbaiante a guardia di un gregge di pecore a pochi passi dietro il cancello. Ma devo proprio passare di qua? Scusa cagnone, ma io le tue pecore non le voglio rubare… Così, sorprendendomi ancora una volta, apro il cancello e vado avanti. La paura non mi serve nemmeno qua.

Subito subito arriva un premio. Di fronte a me trovo il paradiso terrestre: la terra rossa sotto le mie ruote contrasta con gli alberi che si torcono sotto il sole… Sassi, fiori bianchi e animali liberi, cavalli, buoi… E’ bellissimo. Pedalo scansando i sassi sul terreno che sono tantissimi, poi il sentiero diventa scorrevole e prendo velocità… Figo. Manca poco all’arrivo, magari riesco a fare la lezione di yoga! Yeahhhhh! Mi sento un fenomeno… Nel mio piccolo.
Ooopppss… Devo girare a destra… Oh oh! Si sale… Oh oh! Bici in braccio… Oh oh! Muro… Devo passar di là… Chewbecca, scusa se ti faccio male, sei un po’ grossa. Farò del mio meglio… Et voilà… Beccati ‘sto paradiso adesso… Entro in un ampio recinto dove perdo continuamente la traccia… Sassi disposti alla rinfusa, devo spingere, non riesco a pedalare… Avevo un po’ troppe aspettative… Eh eh… Ti vedevi già con la birra in mano, eh? Invece esci da questo cespuglio… Affronto il pezzo più duro mentre con la testa ero già all’arrivo. Brutto errore.

Cosi scanchero per un bel po’ sotto il sole che mi lascia due strisciate sul coppino senza che nemmeno ci faccia caso. Ma, come tutte le cose belle, anche questo viaggio finisce: tra le braccia di Enzo e Ale che mi accolgono festosi, tra gli abbracci di Rita, Francesca, Manuela e Amos… Tra le battute di Marcello, le chiacchiere con gli altri partecipanti e i complimenti di tutti. Per la prima volta anche io mi sento parte di una comunità. È una bella emozione.

Un infinito grazie a chi ha messo in piedi tutto questo, a tutti quelli che con gioia e grande energia hanno contribuito alla riuscita di un evento così grande e complesso e a tutti i partecipanti con cui ho condiviso questo magnifico percorso. Smack!

07.05.2017 – Resoconto di Fabio Coronas (120 km)

Prima di affrontare la MyLand MTB NON STOP numerose perplessità si dibattevano nella mia mente. La lunga distanza richiedeva una preparazione adeguata e, se pratichi una disciplina come la mtb in modo amatoriale, devi ritagliarti degli spazi di allenamento tra il lavoro e le pause e non è per niente facile. Alla fine, una sana spensieratezza ha avuto il sopravvento sui dubbi e sul pensiero di un ritiro anzitempo (l’intenzione restava sulla 120 km, più…

06.05.2017 – Resoconto di Paolo Murgia (400 km)

Anche quest’anno ho partecipato alla meravigliosa iniziativa chiamata MyLand. Terza edizione, ogni anno sempre più appassionati, sempre più entusiasmo e organizzazione sempre più attenta e precisa. Ricordo Stefano Olla, uno dei pionieri, che nel 2015 partecipò alla 100 km, definendolo un vero e proprio film di guerra. Da allora tante cose sono cambiate, ad esempio la scelta del periodo, a favore del mese di aprile, più mite e adatto al genere di avventura.…

30.04.2016 – Dai pedali alla tastiera: i vostri racconti d’avventura

Per noi stessi che abbiamo partecipato e per i tanti che si stanno interessando a noi, in Sardegna e fuori dalla Sardegna, raccogliamo i vostri racconti dell’avventura che avete vissuto quest’anno a MyLand MTB NON STOP. Li pubblicheremo sul sito (firmati o anonimi, come preferisce l’autore/autrice), intanto continuate a scrivere e a mandare all’indirizzo info@mylandbikefestival.it. Vi invitiamo anche a mandarci i link dei vostri video e delle vostre foto, in modo da includerli…

29.04.2017 – Registri dei CP della 120 km

La pubblicazione dei registri dei check point di MyLand MTB NON STOP, in ordine progressivo come venivano raggiunti dagli atleti/e, consente di ricostruire le vicende personali e di gruppo, scoprendo per esempio le aggregazioni e le separazioni sul percorso e i tempi di riposo ai CP di ciascun atleta.      

29.04.2017 – Registri dei CP della 220 km

La pubblicazione dei registri dei check point di MyLand MTB NON STOP, in ordine progressivo come venivano raggiunti dagli atleti/e, consente di ricostruire le vicende personali e di gruppo, scoprendo per esempio le aggregazioni e le separazioni sul percorso e i tempi di riposo ai CP di ciascun atleta.    

29.04.2017 – Registri dei CP della 400 km

La pubblicazione dei registri dei check point di MyLand MTB NON STOP, in ordine progressivo come venivano raggiunti dagli atleti/e,  consente di ricostruire le vicende personali e di gruppo, scoprendo per esempio la grande battaglia, ricca di colpi di scena fino all’ultimo, tra gli atleti più veloci. * Carmine Ghini, per ragioni di orario dei voli per tornare nella Penisola, ha usufruito di alcuni CP ma è partito in orario diverso per compiere un percorso diverso.…

28.04.2017 – Attestati per i ritirati che hanno percorso almeno 120 km. Oggetti smarriti

Come vi avevamo anticipato nel post di ieri, chi si è ritirato dalla 220 km e dalla 400 km e ha conservato la traccia GPS di quanto ha fatto, può inviare la traccia attiva via mail e richiedere all’organizzazione l’attestato per la lunghezza inferiore comunque percorsa, equivalente a 120 km o a 220 km. Non sono ammessi altri intervalli. Come avevamo fatto nella prima edizione (2015), è un provvedimento che adottiamo per premiare la volontà…

27.04.2017 – Consegna attestati assenti, conservazione traccia ritirati, foto

Da Villa Verde siamo andati via ma il lavoro per MyLand MTB NON STOP non finisce. Ci saranno novità per voi tutto l’anno, continuate a seguirci e cominciamo subito. Chi non ha potuto essere presente alla consegna degli attestati né ha potuto incaricare qualcuno per il ritiro ci chiede come fare per avere l’attestato. Scriva una mail a info@mylandbikefestival.it dichiarando nome e cognome, percorso e residenza. . Chi si è ritirato dalla 220 km…