a cura di Francesca Loi

Ciao Antonello e ciao Nicoletta, come è nata la vostra passione per le lunghe pedalate?
Nicoletta. Le attività all’aria aperta hanno sempre fatto parte della nostra vita famigliare, così anche la mountain bike, ma all’inizio era relegata a poche uscite giornaliere in estate. Poi per un infortunio a un ginocchio ho dovuto aumentare la permanenza sui pedali. Da lì i social mi hanno permesso di ritrovare amici di vecchia data, come Renzo Fornaro e Alvise Cedolini, che le lunghe distanze in bici le hanno fatte da tempi immemori, e mi hanno aperto un mondo di eventi, per esempio il BAM, che è stata l’occasione per conoscere alcuni cicloviaggiatori e scrittori di viaggi. Poi Davide Stanich col suo libro Lucide follie a pedali ha instillato in me il desiderio della sfida. Infine Antonello, che è stato così paziente e amorevole da assecondare questa mia follia da casalinga ultracinquantenne, lui che proviene dal mondo agonistico della moto e ha partecipato a rally europei e africani in tempi in cui per l’orientamento ci si doveva affidare a carta, bussola e roadbook… Altro che traccia GPS!
Antonello. Il primo trail cui abbiamo partecipato è stato il South Tyrol Trail 2016 in Alto Adige, complice la definizione gravel data dall’organizzatore Maurizio Deflorian, alias “nonnocarb”, al percorso da noi scelto. Come prima esperienza cercavamo un evento facile, tanto che Nicoletta lo ha affrontato con una MTB con portapacchi e borse laterali da turismo. Ci siamo così ritrovati in un gravel di montagna, un trail a tutti gli effetti, che ci ha impegnato ma anche regalato paesaggi incantevoli. Il più recente invece è stato in Sardegna, il Belvì Trail, a novembre 2017.


Cosa vi è rimasto di questo trail nell’Isola?
Nicoletta. Il ricordo di un territorio strepitoso, selvaggio e solitario, il guado del Flumendosa, con una temperatura all’aria di 5 °C, e l’accoglienza di Sebastiano e Valentina, il sindaco di Belvì e sua moglie, che sono usciti in strada per festeggiare il nostro arrivo… il giorno dopo!
Antonello: Sì, il giorno dopo, perché avendo tempo abbiamo aggiunto una tappa fermandoci anche a Seulo all’hotel Miramonti, dove ormai ci sentiamo a casa e si mangia divinamente. E poi la prima nevicata vista in Sardegna, sul Passo Tascusì.

Nicoletta impegnata nel guado del Flumendosa al Belvì Trail 2017


Insieme avete partecipato a vari eventi nella penisola e anche fuori dall’Italia…
Nicoletta. Viviamo nel Nordest, Slovenia e Croazia sono a poco più di un’ora da casa, naturale perciò partecipare al Carso Trail e allo Slovenia Wild Trail, il primo unsupported, mentre il secondo (al quale abbiamo partecipato a due edizioni) è ideato da Giorgio Graziani con una formula simile a quella del Sardinia Divide. Il territorio sloveno ci ha sorpreso per la frizzante energia che si respira e per essere una terra poco popolata e davvero wild. Il Carso Trail ci ha portati a percorrere aree che tra l’altro sono state teatro degli orrori della prima guerra mondiale: i passaggi presso la foiba di Basovizza, le trincee del Monte San Michele e il sacrario di Redipuglia sono stati suggestivi ed emozionanti. Naturalmente la nostra modalità di percorrenza è sempre turistica, questo ci dà modo di apprezzare e visitare i luoghi attraversati.

Avete partecipato a tutte le edizioni del Sardinia Divide e ad aprile non mancherete alla terza, cosa vi affascina di questa esperienza?
Nicoletta. Le rocce, il vento, i colori, i profumi… Sono unici, la Sardegna è terra di contrasti, di terre agre, di colline dolci, di genti schiette e fiere. La bici ci ha dato modo di entrare in questo mondo, di conoscere aspetti che sfuggono ai più, in questo ci riteniamo fortunati. Partecipare al Sardinia Divide è scoprire come da mare a mare ci sia un continente in mezzo. La formula è davvero preziosa, soprattutto per l’accoglienza delle genti dei luoghi attraversati.

Fat bike, gravel bike o mountain bike, con quale delle tre vi sentite più in sintonia?
Antonello. Ogni bici ha il suo utilizzo e ogni ciclista ha le sue preferenze, io ho da poco abbandonato la MTB e mi sono preso una fat leggera in carbonio, che mi sta dando grande soddisfazione e che voglio usare tutto l’anno, non solo sulla neve. Oltre alla fat ho una Fargo, entrambe rigide e con freni meccanici, e penso di usare proprio la Fargo per la MyLand.
Nicoletta. Se è per per quello Antonello possiede anche una Brompton, una bici pieghevole che utilizza per andare al lavoro, spesso assieme al treno. Comunque anch’io parteciperò a MyLand con la FARGO, che al Belvì Trail si è comportata benissimo.

Preferite gli eventi di gruppo o pedalare da soli?
Antonello. I trail li pedaliamo praticamente sempre da soli, il nostro è un andamento lento, gli altri ci precedono, ci si vede alla partenza e qualche volta all’arrivo. Spesso personalizziamo il trail, aggiungendo giorni, chilometri o tappe, altro motivo per cui ci ritroviamo soli. È anche vero che mi piace alternare con delle uscite solitarie, nel 2017 ad esempio ho rifatto il South Tyrol Trail. Pedalare da solo per me non significa soltanto senza Nicoletta, è anche un modo per vivere la mia avventura. Un momento che mi è rimasto impresso durante il South Tyrol Trail 2017 in solitaria è stato quando, partito da Malles, dove sono arrivato con l’ultimo treno della sera, avevo previsto di fare 30 chilometri e poi fermarmi per ripartire fresco il giorno dopo, ma essendomi preparato in tutta fretta avevo impostato il pianificatore in miglia anziché in chilometri, un contrattempo che mi ha costretto a un paio d’ore in più sui pedali durante la notte, ma è stata una splendida pedalata con la luna piena.
Nicoletta. Io non amo stare da sola, non mi sento sicura, sapere di poter contare su un aiuto meccanico o su una parola di incoraggiamento nei momenti di maggior impegno mi aiuta molto. L’esperienza che ho fatto da sola è stata il Trail dei Castelli di Parma e Piacenza, chiamato impropriamente trail perché si è trattato di un percorso quasi interamente su asfalto. Nonostante l’idea fosse quella di percorrerlo con una amica mi sono ritrovata da sola. A dire la verità la sensazione è stata piacevole e, a parte un incontro con alcuni cani poco amichevoli, sono stata in grado di gestire tutti gli aspetti relativi al pedalare da sola.
Antonello. Aggiungo che mi ritengo fortunato a condividere la passione della bici con Nicoletta. Prima di pedalare è bello programmare e organizzare le nostre uscite, anche se non sempre è facile arrivare a una sintesi tra le rispettive idee e preferenze. Anche quando si tratta di organizzare una pedalata in solitaria non manca il confronto e le competenze di ognuno sono a disposizione dell’altro, perciò anche pedalando da soli è come se fossimo insieme.

Che rapporto avete con la Sardegna?
Antonello. Difficile cavarsela con poche frasi, ci vorrebbe un libro… Frequentiamo la Sardegna da oltre trent’anni e nonostante questo continuiamo a meravigliarci della sua bellezza. Ci riteniamo dei turisti anomali, l’amiamo e la frequentiamo in tutte le stagioni, eccetto luglio e agosto. In questi anni abbiamo scoperto luoghi, intrecciato relazioni e mangiato moltissimo!

Cosa vi ha spinto ad iscrivervi a MyLand?
Nicoletta. Ho conosciuto la MyLand attraverso le parole di chi la traccia, di chi sta nei check-point, di chi l’ha percorsa e mi ha davvero incuriosito. Non solo i luoghi sono straordinari, ma la sua formula si scosta dai trail unsupported che si svolgono nel Continente, ho percepito la MyLand come l’evento atteso da tutti i biker sardi. L’opportunità di parteciparvi si è concretizzata quest’anno. Parteciperò al percorso corto per fare in modo di arrivare al traguardo assieme a mio marito che farà quello più lungo! Tutti i ciclisti dovrebbero partecipare a un trail, è una forma mentale, una sorta di esercizio zen, ti aiuta a capire ciò che è essenziale, a guardarti attorno, comprendere, accettare fatiche e cogliere le gioie nelle cose più piccole.

Arriviamo!