Da piccola non ho mai avuto una bicicletta ma la desideravo da morire. Mia mamma si è sempre rifiutata di comprarmene una. Abitavamo al centro di Cagliari, dove il traffico di auto e mezzi di vario genere, secondo lei, avrebbero fatto di me una sottiletta. Così il mio desiderio si realizza – ahimè – a quarant’anni. Si lo so, sembra il racconto de La piccola fiammiferaia. Fabrizio decide di realizzare il mio sogno e per il mio compleanno me ne regala una, inizia così la mia passione per l’avventura su due ruote. Nei due anni successivi ho sempre accompagnato e supportato il mio compagno di vita, Fabrizio Porcu, vivendo con lui le emozioni, le sensazioni e l’adrenalina che si respirano prima della partenza. Quest’anno finalmente l’ho vissuto sulla mia pelle, è stata la mia prima MyLand!

Arriva il grande giorno. La paura mi assale e penso: sarò in grado di affrontare un trail non stop con la preparazione fisica, la tenacia e l’organizzazione che un percorso del genere prevede? Mi armo di coraggio e parto con i miei cavalieri, Edmondo Argiolas e Fabrizio Porcu. Sono tanto più forti di me e questo un po’ mi preoccupa, ma la mia caparbietà mi permette di non essere troppo di peso. Ogni chilometro che percorro vivo e respiro sensazioni differenti. Resto quasi sempre dietro e questo mi permette di concentrarmi sullo spettacolo che mi circonda. Tutto ciò che si materializza davanti ai miei occhi è per me un turbinio di emozioni. Gli alberi, grandi e maestosi, sembrano animarsi improvvisamente al mio passaggio trasmettendomi forza e coraggio. Il verde del sottobosco mi dà serenità e speranza di riuscire nella mia impresa, infine i profumi, gli odori e i suoni della natura mi tengono compagnia. All’improvviso un forte boato mi distoglie dalla mia vena poetica e mi ritrovo a pedalare sotto una pioggia a catinelle. Fabrizio mi incita a continuare per non far abbassare la temperatura corporea, mentre Mondo sfodera il suo mantello di stagnola e si chiude a riccio per non bagnarsi. Pedalo più che posso e dove non riesco spingo la bici con tutte le mie forze, pregando che Zeus ci dia un po’ di tregua. Il fango e l’erba nascondono i sassi e per ben due volte cado in mezzo al pantano. Che magnifica sensazione! Come se niente fosse mi rialzo e in men che non si dica riprendo a pedalare. Arriviamo al CP di Asuni alle 3 del mattino e la struttura che ci ospita, una scuola, sembra un accampamento di terremotati: decine di bici infangate adagiate sulle pareti di un lungo corridoio, compagni d’avventura addormentati per terra chiusi dentro i propri sacchi a pelo come delle crisalidi, fango e acqua un po’ ovunque. Beh, che dire, un vero hotel a cinque stelle! Cerco di riposare un paio d’ore ma Fabrizio e Mondo ci tengono a farmi compagnia con un soave concerto. Russano che è una bellezza. Inoltre a Mondo viene la brillante idea di usare una bottiglia di acqua vuota come cuscino, potete immaginare il rumore che emetteva ogni volta che spostava leggermente la testa.

Alle 7 decido di alzarmi. Si riparte. Il sole del mattino mi ricarica e nonostante la stanchezza vado avanti e continuo ad inebriarmi dello spettacolo che la natura mi offre. Mi fermo a parlare con un pastore che, disperato, cercava di recuperare il proprio gregge scappato al passaggio delle bici. Mi scuso da parte di tutti dell’inconveniente e riparto. Arriviamo a Laconi, poi ad Assolo e ci dirigiamo verso la grande meta, la Giara! Come saranno questi gradini tanto temuti da tutti? Saranno sicuramente difficili, comunque riuscirò con i miei muscoletti ad affrontarli dignitosamente! Ohi ohi, non è esattamente così. Tra una imprecazione e l’altra di Mondo e Fabrizio io me la rido sotto i baffi pensando al Gatto e la Volpe: chissà quanti frastimi da parte dei partecipanti avranno ricevuto. Superato lo scoglio più grande, davanti a me si apre un meraviglioso universo: i cavallini ci scrutano attenti e pronti ad allontanarsi al nostro passaggio e il sole del tramonto rende il paesaggio unico nei suoi colori. Scatto qualche foto, per la gioia di Fabrizio, e via verso il CP di Sa Corona Arrubia. Durante il percorso inizio a sentire la stanchezza. Pedalo ma mi devo fermare più volte per mangiare. Sento che non ho più carburante. Mi ritornano in mente le parole di Amos al mio primo Sardinia Divide: Oh Carla, guarda che se non mangi non riesci ad andare avanti, depis papai! Così arrivati a Sa Corona Arrubia decido di mangiare un piatto di malloreddus col sugo e parmigiano, che mi permettono di ricevere la giusta carica per finire.

Mi cambio e ripartiamo! Ho il cuore a mille, per la salita a spinta verso la Giara di Siddi e per l’emozione di essere a pochi passi dalla fine. Appena vedo il cartello Baradili inizio a urlare come una matta. Fabri, vicino a me, ride divertito nel vedermi così felice e Mondo accompagna le mie urla col suono del suo campanello sulla mtb. Arrivo al quartier generale dove vengo accolta con un caloroso abbraccio da Francesca e Rita. Mi stringo emozionata ai miei compagni d’avventura, bravi pedalatori e grandi motivatori.

Ringrazio di cuore Mondo, cavaliere gentile e amorevole. Grazie alle mie amiche bikers Barbara, Donatella, Giusy e Monica, che hanno sempre creduto in me. Grazie a tutti i nuovi compagni d’avventura che durante il percorso hanno avuto parole gentili, di incoraggiamento e conforto. Ringrazio Amos per avermi trasmesso questa grandissima passione. Ma c’è una persona speciale, che fa parte della mia vita da quasi sette anni, a cui vanno i miei ringraziamenti più sinceri: a te che mi hai accompagnato in questa grande avventura con amore e fiducia incondizionata.

Felice di essere finalmente anche io una MyLander!