La mia MyLand 2018 è iniziata a novembre del 2017, quando mi sono proposto di migliorare il tempo dell’anno precedente di ben 10 ore oltretutto percorrendo 40 km in più. Per questo motivo ho deciso di affidarmi a un vero professionista, Paolo Baduena, per la mia preparazione fisica per la MyLand e per le gare del calendario FCI. Ho iniziato col dotarmi di un mio gps, per fermarmi e accelerare senza dover essere aspettato o dover aspettare dei compagni.

Partenza di MyLand, sto da subito davanti insieme ai più forti (Emmanuel, Maurizio, Oscar, Antonio e Marco, secondo una tattica utile anche nelle gare point e cross-country) e percorriamo insieme tanta strada fino al CP di Torregrande. Da lì ci dividiamo perché io metto la maglia invernale ed esco subito dal CP, dopo pochi km inizia la parte più brutta di tutta la MyLand, 3-4 km di fango, ma non fango normale, sembrava das, si incollava da tutte le parti. Questo impedisce alla ruota di girare e successivamente di poter usare la corona da 24. Nel mentre rompo la catena e per aggiustarla dovevo usare lo smagliacatena, si rompe anche quello e soltanto grazie all’aiuto di Antonio Marino riesco a ripartire. Dopo aver trovato miracolosamente un rubinetto per poter pulire il deragliatore dal fango inizio la salita per Santu Lussurgiu. Una volta finiti i 20 km, con più di 1100 m di ascesa, e dopo aver percorso il fantastico single track per il paese, magari da evitare alle 3.20 del mattino, arrivo al CP e dopo una piccola dormita riparto in direzione Asuni.

Affronto il monte Grighine con un caldo pazzesco e di seguito la salita per Ruinas, che si presenta al pubblico con i primi 200 m al 25%. Arrivato al CP mi viene offerta una buonissima pasta al sugo, che stavo sognando già dalla colazione. Verso le 14 riparto in direzione Nolza. Mi prefiggo di impiegarci 3 ore. Durante la seconda salita il cielo si copre con nuvole minacciosissime. Per sicurezza mi fermo dentro una pinnetta per guardare il meteo e inizia a piovere. La salita per il CP diventata un torrente in piena e dopo circa un’ora di pausa a Nolza, dove trovo due partecipanti della 220 km, mi rimetto in sella per la temuta salita di Tonara. La affronto con l’idea che fosse ripida ma scorrevole. Ciò si conferma vero per metà, ripida era ripida, ma scorrevole assolutamente no. Dopo questa prendo la strada verso Belvì, interminabili sentieri attraverso il bosco che non mi facevano mai vedere le luci del paese. Una volta arrivato al CP, dove avevo programmato una dormitina di circa un’ora e mezza, durante la quale mi viene un attacco di freddo, nausea e allucinazioni, riparto verso Assolo. Prima però devo affrontare la salita di Belvì, che si rivela adatta più a un’escursione di trekking che a una gara di MTB.

Nella discesa per Gadoni prendo tantissimo freddo che mi costringe a una sosta di circa 15 minuti nel paese. Nella salita successiva inizio a sentire le ore di sonno arretrate, mi vengono in mente i famosissimi microsonni, di cui riesco a farne circa un terzo, dato che stavo per ibernarmi. Però anche i pochissimi minuti fatti mi aiutano a ripartire più fresco e ad affrontare la strada verso Laconi. Arrivato al paese mi dirigo verso il CP di Assolo che sembra non arrivare mai. Cado in una crisi psicologica, da più di 300 km percorro la strada da solo e penso che Maurizio e Marco siano già arrivati. Chiamo Tore Manca, della 220 km, per chiedere come fosse la strada verso l’arrivo e per raccontargli un po’ in che condizioni stavo. Vengo spronato tantissimo dal gruppo Ciclociogga, al quale devo molto, perché forse senza di loro anni fa avrei abbandonato la bici. Con un passo lento arrivo in cima alla Giara di Gesturi, sento la voce lontana di un biker  ma si rivela un allucinazione. In ogni caso mi da la carica per provare a spingere un po’ di più e arrivo abbastanza velocemente al CP Sa Corona Arrubia, nel quale prendo una bottiglia d’acqua ed esco. Faccio a piedi tutta la salita per la Giara di Siddi e da lì parte il rush finale verso l’arrivo. Percorro tutti gli ultimi km come se fosse una gara point e forse sono stati i più divertenti per quei fantastici single track.

Una volta arrivato vengo accolto come sempre nel migliore dei modi e questo la rende sicuramente la parte più bella di tutta l’avventura. Devo ringraziare tutta l’organizzazione MyLand, in particolare Francesca e Rita che sono due persone fantastiche e Amos che ci permette di compiere queste imprese, anche se i giorni della MyLand è stato l’uomo più odiato da tutti i bikers.