Tutto è iniziato all’escursione di Baressa, quando Lory mi chiese:
– Facciamo la MyLand, la 120 km?
– Mi dovrei allenare, non ho mai fatto tanti km in mtb…
Così inizio a fare qualche giro da sola poi, da fine febbraio, iniziamo a fare qualche giretto più serio aumentando i km e l’ascesa, una volta la settimana, compatibilmente con il lavoro di entrambe. Continuiamo ad allenarci come se dovessimo fare la 120 km e chiediamo a un amico di prepararci delle tracce in modo che potessimo imparare a navigare da sole, dato che non avevamo mai usato un gps. Poi Lory chiese:
– Simo, la 120?
– No Lory, quella l’abbiamo già fatta, ormai è in tasca. Pensiamo alla 220 km…
Continuano le uscite lunghe e le salite e arriva il giorno dell’iscrizione e puntiamo alla 220 km. Inizia la programmazione sul dormire al secondo o al terzo check point.

Il giorno grande emozione, agitate come fosse una gara, adrenalina alle stelle. Pronti… si parte! Nemmeno 10 minuti e iniziano i primi problemini col gps di Lory. Panico e agitazione ma poi si sblocca tutto. Iniziano le salite e pedaliamo con entusiasmo, andiamo abbastanza bene. Arriviamo al primo check point intorno alle 20 e la temperatura inizia ad abbassarsi. Ci cambiamo, montiamo le luci e ripartiamo sempre cariche ed entusiaste, con l’obiettivo di arrivare al terzo check point.

La notte navighiamo benissimo, facciamo dei guadi e si bagnano le scarpe, iniziamo a sentire freddo, ogni tanto incontriamo qualche gruppetto di mtb e ci facciamo compagnia fino a quando arriviamo a Mogorella e notiamo dei murales:  Simo, guarda, ci stanno osservando!
A un tratto si spegne la mia luce, batteria scarica. Telefoniamo ai nostri mariti perché ci portino un’altra batteria ma poco dopo si scarica anche quella di Loredana. Proseguiamo lungo  il percorso e ci ritroviamo fuori traccia diverse volte perché il sentiero non è ben visibile. Pedaliamo su un terreno arato, forse è notte e non si vede bene, saltiamo un muretto e finalmente arriviamo ad Asuni ma non possiamo proseguire, non abbiamo luci e fa tanto freddo, sono le 2 del mattino e decidiamo di fermarci e riposare un pochino e ripartire all’alba.

All’alba ci accorgiamo che gli amici della notte precedente erano arrivati da poco perché si sono fermati a scaldarsi con piccoli fuocherelli per il freddo. Ci prepariamo per ripartire e stavolta l’obiettivo è concluderla in giornata. Non ci curiamo delle batterie per le luci perché non serviranno, prima di ripartire uno dei mariti ci avverte: – Dovete svoltare a destra, si sale, mi raccomando…
Purtroppo i gps la notte prima sono stati spenti erroneamente, quindi all’accensione si sono posizionati sulla traccia, peccato che percorrendo al contrario eravamo comunque in traccia, perché noi cariche di adrenalina e entusiasmo non ascoltiamo il consiglio e svoltiamo a sinistra. Tra l’altro Loredana ha il gps che segna fuori traccia, ma anche il giorno prima segnava fuori traccia ma eravamo in traccia, quindi pensiamo ad un errore del gps.

– Simo, guarda gli stessi murales che ci guardavano ieri notte…
– Sì Lory, magari ci sono anche in questo paesino…
Osservo che nel mio gps i km per terminare la MyLand aumentano, mentre il giorno prima diminuivano, ma poiché  siamo in traccia entrambe proseguiamo. Arriviamo al campo pieno di erba e pietre dove la traccia non è ben chiara saltiamo il muretto e tutto ci sembra uguale alla notte prima ma siamo sempre in traccia. Pedaliamo sempre:
– Dai, dai che la finiamo oggi…
– Siiiiiiii!
Percorriamo circa 20 km credendo di essere vicine al terzo check point e arriva la telefonata di uno dei mariti:
– Come mai non siete ancora qui, se quelli partiti dopo di voi sono già arrivati?
– Tranquilli, stiamo per arrivare…

A un certo punto vediamo due in senso opposto e pensiamo che siano quelli della 400 km che probabilmente arrivavano da un’altra parte. Proseguiamo fino a quando non incontriamo altri 4 della 400 km e lì ci fermiamo e chiediamo come mai si trovassero sul senso opposto al nostro. Con la loro risposta hanno rischiato il linciaggio perché ormai avevamo percorso 30 km, stavamo risalendo monte Arci. Inutile descrivere lo sconforto, però dopo due secondi abbiamo chiamato al telefono i nostri mariti, che sono venuti a prenderci quando ormai avevamo percorso 57 km.
– Che fate, rinunciate? Questa la loro proposta.
– Assolutamente no, riportateci ad Asuni e da lì si riparte!

Così è stato, e via per il Nuraghe Nolza, dove ci siamo fermate un pochino e abbiamo mangiato e chiacchierato con altri compagni di avventura che avevano già sentito parlare di noi. Beh, stavamo diventando famose!
Poi ripartite per Nuragus, dove ci siamo soffermate pochissimo e via verso Baradili. L’obiettivo era finirla in notturna ma quando siamo arrivate sul posto erano circa le h 21 e abbiamo avuto a che fare con altri compagni che ci sconsigliavano di fare la Giara di notte: percorso duro, lunghi tratti a piedi e non avevamo batterie e luci a sufficienza per riuscire a terminare. Ancora una volta i mariti non hanno voluto che continuassimo. Allora ci siamo rassegnate, siamo rimaste a dormire in una splendida camera tutta per noi due con letto e materasso, perché a Baradili abbiamo avuto accoglienza, calore e ospitalità, e al mattino alle 7 siamo ripartite.

Abbiamo percorso la Giara di giorno, come meritava, bellissimo percorso. Arrivate a Villa Verde intorno le 11.30, ci hanno accolto con applausi e complimenti. Per me e Lory è stata un’esperienza unica e indimenticabile, speriamo davvero di ritrovarci l’anno prossimo e – perché no? – nella 400 km, dal momento che quest’anno abbiamo superato i 220 e ne avevamo ancora.

Grazie a tutti

Simo & Lory