Non appena ho saputo dell’esistenza del MyLand non ho esitato nemmeno un secondo a iscrivermi, mi ispirava la 400 km pur sapendo che il tempo massimo era troppo poco per me, abituato sì a pedalare ma soltanto di giorno. La mia unica speranza era affrontare almeno la prima notte in compagnia, dovevo stare in gruppo almeno fino al km 50, perché gli altri 60 che ci portavano alla marina di Oristano erano abbastanza semplici. Non ci sono riuscito, la discesa tecnica con visibilità ridotta era troppo pericolosa per me e l’ho fatta a passo d’uomo, perdendo definitivamente la scia del gruppo.

Ho proseguito per 100 km in traccia ma il ritardo si faceva pesante, i check point stavano chiudendo ma il divertimento era tanto che volevo comunque pedalare per 70 ore. Ho dormito la notte in un b&b ma volevo comunque vedere quanti più paesi e quante più salite possibili per poter affrontare il MyLand 2018 con amici, con più sicurezza e con più  consapevolezza. Ho deciso di tagliare il percorso in modo da raggiungere  di nuovo il gruppo e poter ripartire con loro un’altra volta.

Il destino ha voluto che incrociassi un campione, l’anno scorso aveva finito in 43 ore ma quest’anno aveva problemi di stomaco, appena l’ho visto ho pensato che si sarebbe ritirato ma me lo sono ritrovato lungo il percorso e abbiamo proseguito per 50 km. Tra chiacchiere varie ogni tanto metteva il rapportone e sembrava che volasse, ma stando male preferiva non strafare e stare con me: un onore. Mi ha fatto capire cosa mi mancava per poter rendere al meglio, la mia velocità media è passata da 10 a 13 orari e la fatica era la stessa, ho capito che la compagnia fa miracoli ed è la chiave del MyLand. Appena ha visto che altri due stavano sopraggiungendo ha affrontato la salita della Giara con andatura regolare ma più sostenuta, gli è  dispiaciuto ma è  stato costretto ad andare da solo. Poi in 30 km ha dato due ore a tutti e tre.

Nel tratto del muro della Giara ho aspettato gli altri due che sopraggiungevano, però sono arrivati a 30 minuti l’uno dall’altro, ho perso un’ora ma ho affrontato il tratto tecnico della Giara sempre in compagnia e alla fine ho comunque fatto 250 km e 5000 metri di dislivello. Tutta esperienza. Mi sono fatto un bel regalo di compleanno e non potevo farmi scappare l’occasione di esserci, provare, fallire, dormire, ripartire, tagliare, incontrare amici, volare, aspettare, pedalare per 70 ore.

Un ringraziamento a tutta l’organizzazione, veramente eccellente. Ho potuto vedere una parte della Sardegna dalla prospettiva a me più piacevole. Ho provato il Monte Arci  da solo quando stava facendo buio e – ahimè – la discesa tecnica di notte… Tutta esperienza, ma che fatica, erano passati solo 50 km.
Di notte non me la sono sentita di continuare da solo e ho fatto bene, mi son goduto la mattina successiva il lungomare di Oristano  e la salita del Grighine in condizioni climatiche ottimali. A Senis ho trovato l’ultimo gruppo che doveva andare al nuraghe Nolza ma ho preferito continuare il mio tour da cicloturista senza correre eccessivi rischi e tagliando di nuovo  il percorso. Settanta ore passano troppo in fretta, alla luce del giorno sono solo 35…
Volevo recuperare energie per ripartire l’ultimo giorno da Nuragus e fare anche una visita a una mia compagna che non vedevo da vent’anni, poi sono stato fortunato: il giorno dopo partendo da Nuragus ho fatto 80 km in compagnia, era ciò che mi mancava. La mancanza di faretti adeguati e di un gps sono dettagli facilmente correggibili in futuro, ora ho tutti gli elementi per poter affrontare il MyLand 2018 con la voglia di finirla in 70 ore.