Inizia tutto su Facebook, vedendo la partecipazione di alcuni amici nella scorsa edizione, con impressioni, emozioni, resoconti e fotografie che cominciano a ronzarmi per la testa. All’inizio l’idea era di farla in solitaria, visto che non riuscivo a trovare compagni d’avventura, tutti molto preoccupati dai dislivelli e dal fatto di pedalare per 24 ore. Poi, a settembre dello scorso anno, durante una delle tante escursioni mi capita di parlarne con Alessio Tegas, avevamo appena finito il nostro triathlon dei poveri a Cea (Tortolì) e tra una birra e l’altra l’idea si faceva sempre più allettante. Così abbiamo creato una chat su WhatsApp per capire chi fosse veramente interessato e dai dieci o quindici del gruppo iniziale siamo rimasti in cinque.

Arriva la settimana della scadenza delle iscrizioni, ultimo giorno utile e via: iscritti! Il team Skall Aus prende forma, cerchiamo di conoscerci prima ma niente, non riusciamo a incontrarci tutti insieme per varie ragioni ma non importa, siamo iscritti e pronti a partecipare, via con gli allenamenti più o meno pesanti, cerchiamo di non arrivare impreparati. Ansia, paura di non farcela, preoccupazione per le bici, per noi stessi, per il GPS, c’era di tutto e di più quella settimana che ci separava dalla partenza.

Il giovedì prima della partenza tutto era pronto: zaino, borracce, integratori, pezzi di ricambio, barrette e sopratutto grinta, grinta da vendere per arrivare al traguardo e portare via l’attestato di finisher ma – ahimè – come spesso succede accade l’imprevisto, ciò che non ti aspetti, una tragica notizia. Il venerdì mattina squilla il telefono e apprendo la notizia, mio cognato non riesce a vincere la sua battaglia contro un tumore che lo ha colpito e ci saluta per sempre. Tutto viene in secondo piano, ho da consolare mia sorella e i miei nipoti, la MyLand non è più così importante. Poi mio nipote, appassionato ciclista pure lui, mi si avvicina e mi chiede: sei pronto per pedalare ancora più forte? A quel punto tra le lacrime ci abbracciamo e mi incita ad andare avanti e a percorrere la MyLand con ancora più grinta per me e per il padre che non ce l’aveva fatta a combattere contro il cancro. Una sfida nella sfida!

Sì, alla fine questa è stata la mia MyLand, una sfida che senza i miei compagni d’avventura non avrebbe avuto lo stesso sapore, per lunghi tratti ho pedalato in silenzio, turbato ma felice di esserci per poter dimostrare di farcela, le paure si sono tramutate in forza anche quando non riuscivo più a stare in sella dai dolori o quando a notte fonda battevo i denti per il freddo, determinato a portare a termine quella sfida a tutti i costi, sono andato avanti fino alla fine e dopo 22 ore ci siamo, siamo finisher!

Ringrazio di cuore Simona per avermi sostenuto al telefono, Alessio che ha fatto lo stesso e Donatella e Michelangelo che mi hanno accolto con un forte abbraccio al quartier generale. E’ stata una di quelle esperienze che ti segnano per sempre e sono fiero di aver portato a termine la mia sfida con il mio gruppo, uniti pur non essendoci mai visti prima. Il prossimo anno spero di partecipare alla 220 km, gli Skall Aus ci saranno!