Sapevo dei trail, dello spirito avventuriero che li accompagna. Immersi nella natura, tante emozioni, tante novità. Inizio a parlare dell’ evento con mia moglie Maria Antonietta e cerco più informazioni possibili da chi conosco e li ha già fatti. Intervisto Antonio Marino per capire di più: gestione del fisico, attrezzature, utilizzo del GPS. Sento Giorgio Camedda che l’anno scorso ha fatto la 220 km e le informazioni aumentano. Chiedo a Maria Antonietta di parlare con Monica Angioni ma non la vedo troppo convinta. Controlliamo chi si è già iscritto e su quale distanza e capisco che vorrebbe fare la 100 km per provare. Invece io, anche se non ho mai fatto un trail, sento una forte attrazione per la 440 km. Sono un pazzo e ragiono come se fossi solo, sbagliando. Siamo in due, penso che condividere quest’avventura con chi ti sta veramente vicino anche nella vita di tutti i giorni sarebbe bellissimo.

Ragioniamo nell’ottica del tempo massimo, i trail non sono una gara. Penso che possiamo fare la 220 e divido mentalmente i chilometri che faremo, pensando di coprire la distanza con le giuste pause e riposi. Mentre si avvicina il giorno della scadenza delle iscrizioni se ne parla sempre meno. Quasi rassegnato, l’ultima sera accenno nuovamente il discorso. So che quando mi vede triste per qualcosa che vorrei fare, con tutte le sue forze vorrebbe accontentarmi. Dopo cena mi dice: decidi tu, se vuoi provare accetto ma sai come sono fatta quindi adeguati.
Concordiamo per la 220, sono le 23 in punto e abbiamo un’ora di tempo per chiudere l’ iscrizione. Alle 23.55 riusciamo a regolarizzare il tutto. E’ fatta! Solo il fatto di esserci iscritti al nostro primo trail è un atto di coraggio. La mattina seguente corrono le idee: come preparare le bici? Non siamo attrezzati. Sacchi a pelo? Vediamo. E le luci? Le troveremo? E quanto durano? Vanno provate. Sono abbastanza preciso e pignolo e – detto da mia moglie – anche un gran rompiballe. Visioniamo i profili altimetrici. Studiamo. Fantastichiamo. Discutiamo. Alla fine abbiamo una visione più chiara ma la paura di non riuscire a rispettare determinati tempi ci porta a caricarci più del dovuto. Cibo, energia per le luci e gli strumenti, attrezzature varie, abbigliamento, il giubbino in goretex. Non riesco a trovare nei pochi giorni che rimangono borse o contenitori per bikepacking.

Cerco di caricarmi il più possibile e di alleggerire la mia dolce metà. In men che non si dica arriva il fatidico giorno e carichi di emozione prendiamo il via. L’ atmosfera allegra della partenza dura fino al primo check point, poi i bikers cominciano ad allontanarsi gli uni dagli altri. Tuoni e fulmini e arriva la pioggia e la grandine sul Monte Arci. Le condizioni meteo non ci fermano, ci sentiamo a nostro agio, soffriamo ma non molliamo. Durante il culmine della pioggia e grandine incontriamo Lieven Loots con la sua busta di plastica in testa, col quale facciamo tutto il tratto sino al CP di Asuni, in cui arriviamo alle 00.26. Decide di cambiarsi e di continuare, noi invece mangiamo e ci infiliamo nei sacchi a pelo.
Ripartiamo all’alba con le scarpe ancora fradicie. Breve fermata al CP di Nolza. Idem al CP di Assolo in cui troviamo Stefano Lupini e Sebastiano su sìndigu, che però ripartono subito. Facciamo la Grande Scala da soli. Volevo dire la Grande Giara – o forse no – comunque li riprendiamo poco dopo. Ci fermiamo con loro a Tuili una mezzora per un gelato e poi ripartiamo. Ultimo CP e poi Baradili. Felici per il nostro primo trail concluso, la nostra prima notturna, la nostra prima col GPS. E’ stata una bellissima esperienza.

Ringrazio tutti gli organizzatori e chiunque abbia preso parte attiva nella manifestazione, soprattutto ringrazio mia moglie per avere accettato la sfida, per essere riuscita alla grande a gestire le energie fisiche e mentali dimostrandomi ancora una volta la grande forza che sta dentro di lei.